Comune di MONTELLA (AV)
Popolazione,
Superficie, Altitudine s.l.m.
Popolazione : 7.770
Superficie : 83,3 Km2
Altitudine :
Municipio
Via
Ippolita Panico 83048
Telefono:
0827/61168
Fax:
Pro Loco “Diego Cavaniglia”
Via
Germania 19
Telefono:
E-mail:
prolococavaniglia@tiscali.it
Presidente:
Di Benedetto Daniela
Pro Loco “Alto Calore”
Telefono:
E-mail:
info@prolocomontellaaltocalore.it
Presidente:
Giovino
Distanza
dal Capoluogo e percorso stradale
AVELLINO:
Km 34
Cenni storici
I
primi abitanti della zona di Montella risalgono a qualche millennio prima di
Cristo, come si rivela da alcuni reperti di pietra lavorata.
Intorno
al
Durante
le guerre sannitiche, gli Irpini combatterono contro i Romani, ma alla fine
sconfitti ne subirono l'egemonia.
In
seguito alle guerre sociali, Montella piccola fu distrutta, poiché aveva
parteggiato per lo sconfitto Mario. A metà costa del monte Sassetano (alle cui
pendici si trova oggi Montella) fu costruito un fortilizio che fu detto
Castello del Monte.
In
epoca longobarda Montella fu sede di un importante gastaldato, data la sua collocazione
strategica tra il beneventano e il salernitano. Lo dimostra la costruzione, che
oggi è purtroppo solo un rudere, detta la "Rotonda", per la sua
funzione di posto di guardia.
Con la venuta dei Normanni il
gastaldato fu mutato in contea, passando da un signore all'altro.
Dal 1174 al 1293, il feudo di Montella passò sotto i signori D'Aquino, da cui
nacque e visse la sua giovinezza Rinaldo D'Aquino, rimatore della scuola
poetica siciliana.
Nel
1222, frate Francesco d'Assisi, durante il suo viaggio di ritorno dal Santuario
di S. Michele Arcangelo del Gargano, si fermò nei pressi di Montella, nel bosco
di Folloni, e decise di lasciare alcuni frati perchè edificassero un romitorio
e col loro operato convertissero i ladri che infestavano il bosco. Sorse così
il monastero di S. Francesco a Folloni che tutt'oggi partecipa in maniera
attiva alla vita della comunità (per approfondire l'argomento è possibile
consultare il sito web dei francescani a Montella).
Successivamente
il territorio di Montella subì le vicende della storia del meridione, passando
ancora da un signore all'altro.
Dal
1445 al 1597 Montella fu feudo dei conti Cavaniglia, Cavalieri Aragonesi,
venuti nel Regno di Napoli dopo la sconfitta degli Angioini. Delle numerose
testimonianze rimaste la più importante è sicuramente il mausoleo di Don Diego
Cavaniglia, glorioso capitano, ferito a morte durante la battaglia contro i
Turchi ad Otranto.
Quando
agli inizi del XIX secolo il Regno di Napoli fu occupato dalle truppe
napoleoniche, ebbe termine a Montella il lungo periodo feudale.
Con
l'Unità di'Italia Montella ebbe varie amministrazioni a capo delle quali era
eletto un sindaco.
Beni
culturali, artistici, storici, ambientali
La biblioteca di S. Francesco possiede un fondo
antico di incommensurabile valore, polo di riferimento nei secoli passati ed
anche attualmente per la presenza significativa dei Frati Minori Conventuali
per tutta l’Alta Valle del Calore comprendente i paesi di Montella, Cassano,
Bagnoli Irpino, Nusco.
Significativo valore sia per la preziosità delle
note bibliografiche sia per il contenuto delle opere stesse che sono ripartite
in edizioni stampate in Italia e all’estero a partire dai primi del
Indirizzo generale del fondo antico comprende testi
di Patristica, Teologia Morale e Dogmatica, Geografia Generale (collana ed.
1700), Storia Universale. La biblioteca possiede un fondo di circa 20.000
volumi ed è attualmente ubicata nel salone cinquecentesco che un tempo ospitava
il dormitorio dei frati ed era detto “oscuro” perché esposto a nord.
Una notevole attenzione va data all’Archivio
conventuale con manoscritti che partono dal 1492, con fondi pergamenacei e
archivi aggregati tra cui si segnala un fondo musicale inedito, dono della
famiglia Salzano di Nocera Inferiore.
IL Campanile
I lavori di costruzione iniziarono nel 1575, come si
rileva dalla data di fondazione alla base del campanile e furono ultimati nel
1594. Alto
L’ Appartamento di Umberto II
Nel 1932 P. Antonio Palatucci,
provinciale dei Frati Minori Conventuali della provincia di Napoli, voleva
stringere i tempi del ritorno dei frati a Montella. Sperava di poter occupare,
per la festa dell'Assunta, almeno una parte del convento. Da Portici scrisse al
podestà di Montella Dott. Giuseppe Gambone "per
venire a qualche cosa di concreto". La risposta fu una vera doccia fredda.
Il podestà gli rispose chiaro e netto che il "Comune non poteva spendere
un soldo per Folloni".
Avvilito, P. Palatucci
scrisse al suo amico Angelillo, un facoltoso
commerciante montellese, il
Non fu insensibile il generoso animo del Principe
Umberto di Savoia. Sul suo intervento ci illumina una lettera dell'Intendente
di Finanza di Avellino A. Martinelii indirizzata, in
data 14 novembre, al procuratore del Registro'.
C'è da ricordare che, animato dal sincero desiderio
di far rinascere a nuovo splendore il convento e la chiesa di Folloni, il podestà
di Montella l'anno precedente, e precisamente nel settembre 1931, aveva fatto
restaurare le cappelle di S. Francesco e di S. Antonio, e così, nel giugno del
1932 si celebrò, dopo tanti anni, la festa di S. Antonio con la solenne
processione attraverso le stradine di Montella.
Il fervoroso impegno del Dott. Giuseppe Gambone si tirò dietro facoltosi impresari montellesi: il Cav. Angelico Palatucci,
Angelo Fortunato, Costantino Matarazzo e Massimino Sarni. Rocco Sabatino
non fece mancare il legname, Carmine Palatucci mise a
disposizione la sua impresa edile. Restauro diretto gratuitamente dall'Ing. G. Cianciulli e dal prof. F. Cianciulli.
La celerità dei lavori fu tale che il
L'ultima domenica di ottobre 1933 il vescovo di
Nusco Mons. Pasquale Mores inaugurò con solenne
accademia musicale il nuovo organo della ditta Venditti di Cava dei Tirreni.
L'anno seguente fu inaugurato l'impianto della luce elettrica in chiesa e nel
convento, opera della "Sannio" e a spese del comune di Montella.
A fine 1932 Fortunato e Matarazzo
informarono P. Palatucci dello stato dei lavori. La
copertura dei tetti del convento è costata 14.000 lire. Si lavora al pavimento.
Occorrono benefattori né dovrebbe mancare il concorso dell'Ordine Francescano.
Il segretario politico del Partito Fascista volle
che i lavori di restauro iniziassero il
Tra le carte dell'Archivio di S. Francesco a Folloni
ho trovato una minuta sottoscritta dall'Avv. Sapio De
Marco in data
Descrive la festa di S. Antonio celebrata in
Montella. Scrive tra l'altro: «Due volenterosi cittadini di Montella Fortunato
Angelo e Matarazzo Costantino, con tenacia di
propositi superiore ad ogni elogio, hanno conseguito tale successo insperato e
lusinghiero, che sarà loro di sprone per raggiungere ulteriori mete. Nei giorni
della celebrazione da Montella e dalle vicine Bagnoli e
Cassano, attratti dalla fede nel Santo e dal fascino del tempio, sono
accorsi numerosi i fedeli.
E nel luogo dove si dettero convegno leggenda e storia,
arte e sapere sono risuonati ancora i canti liturgici e l'osanna dei fedeli.
Monito agli scettici e increduli nella rinascita di San Francesco a Folloni».
Col procedere dei restauri si avvicinava il giorno
della restituzione del convento ai Frati Minori Conventuali. Chi ne sarebbe
stato ii superiore? Clero e popolo desideravano
ardentemente che la scelta fosse caduta su P. Alfonso Paiatucci.
Inter¬prete dei sentimenti generali, nel marzo 1933
il podestà di Montella Dott. Giuseppe Gambone scrisse
ai Ministro generale dei Frati Minori Conventuali:
doveva capire che "il popolo allora è dei frati quando i frati sono del
popolo, e un frate più cono¬sciuto di P. Alfonso Paiatucci, nell'ambiente montellese,
non io troverà".
Purtroppo il restauro procedeva lentamente a causa
delle solite lungaggini burocratiche. Trovavano difficoltà due pratiche
inoltrate dalla impresa dei lavori presso
Il soprintendente Gino Chierici rispose ad Angelo
Fortunato a stretto giro di posta ii 27 dello stesso
mese: «Dalla Casa di S.A.R. il Principe di Piemonte mi è stata rimessa
un'istanza con la quale V. S. invoca l'alto patrocinio di S.A.R. per la
sollecita esecuzione dei restauri relativi al Convento di S. Francesco in
Montella. Posso assicurare
Il
Tra le carte dell'Archivio dei
convento ho trovato una cronaca stilata l'
Esultanza per l'impianto di luce elettrica ottenuto
per l'interessamento del podestà di Montella Dott. Giuseppe Gambone,
del provinciale P. Antonio Palatucci, del guardiano
P. Francesco Lombardi, del commerciante montellese
Angelo Fortunato (Angelillo), di Costantino Matarazzo e del Cav. Angelico Palatucci.
Un comitato promotore che funzionava a tutto gas.
La sera del
Essendo state asportate le antiche campane durante
il decennio francese, nel gennaio 1934 ii podestà di
Montella solle¬citava il prefetto di Avellino a
provvedere di una campana la "imponente mole della chiesa e campanile
cinquecentesco".
Da una lettera inviata da P. Alfonso M. Palatucci al suo amico Angelillo
par di capire che nel 1934 attraversassero una fase critica i rapporti tra il
podestà di Montella e il convento di S. Francesco.
Il Dott. Giuseppe Gambone
minacciava non solo di rescindere il contratto con
Probabilmente la crisi dei rapporti ebbe il suo
punto di frizione nel fatto che
Il podestà voleva lui, e lui solo, al suo fianco
nella immane opera di ricostruzione. Rinnovò la richiesta il
Il
Il 4 aprile seguente P. Alfonso
Palatucci scriveva da Rivotorto
(Assisi) all'amico Angelo Fortunato (Angelillo) una
di quelle lettere che hanno il tono patetico dell'esule desideroso di tornare
in patria". E Montella era la patria di P. Alfonso!
Ancora il 4 maggio Angelo Fortunato sollecitava il
ritorno di P. Alfonso in una lettera spedita a
Intanto si lavorava per la ricostruzione. Il
provinciale dei Minori Conventuali, P. Antonio M. Palatucci,
nel 1934 chiedeva ulteriori sussidi alla prefettura di Avellino. Da parte sua
il prefetto ordinava al podestà di Montella di accertare i lavori eseguiti e
l'entità delle spese sostenute.
Nella primavera del 1935 i lavori di restauro
procedevano a ritmo serrato. Si presentava il problema del campanile.
Il 30 marzo 1'Ing. Cianciulli
ne scrisse al soprintendente Gino Chierici, invitandolo a fare un sopralluogo:
«Una tale visita assume particolare carattere di opportunità in questo periodo.
E in corso la restaurazione del campanile, la cui trattazione si presenta
abbastanza delicata».
C'era da restaurare anche il soffitto della
sacrestia.
Il prof. Gino Chierici si dichiarava disponibile ad
eseguire l'opera a spese della Soprintendenza ma chiedeva al convento di
fornire almeno il legname.
Dal 19 luglio al
Il 19 luglio, dopo aver passato in rassegna i vari
reparti, nel pomeriggio si ritirò nel convento di S. Francesco a Folloni,
scelto per sua residenza. Il quotidiano L'Avvenire d'Italia del
Dal 18 al