Comune di MONTELLA (AV)

 

 

Popolazione, Superficie, Altitudine s.l.m.

Popolazione : 7.770

Superficie : 83,3 Km2

Altitudine : 560 m s.l.m.

 

Municipio

Via Ippolita Panico  83048

Telefono: 0827/61168

Fax: 0825/601303

 

Pro Loco “Diego Cavaniglia”

Via Germania 19

Telefono: 328/4542797

E-mail: prolococavaniglia@tiscali.it

Presidente: Di Benedetto Daniela

 

Pro Loco “Alto Calore”

Telefono: 339-7478397

E-mail: info@prolocomontellaaltocalore.it

Presidente: Giovino

 

Distanza dal Capoluogo e percorso stradale

AVELLINO: Km 34

 

Cenni storici

I primi abitanti della zona di Montella risalgono a qualche millennio prima di Cristo, come si rivela da alcuni reperti di pietra lavorata.

Intorno al 500 a.C., alcune tribù irpine scelsero la zona tra il fiume Calore e Lacinolo per i propri insediamenti. La zona prese il nome di "Montella piccola", ma non corrisponde tuttavia alla collocazione che ha oggi la cittadina.

Durante le guerre sannitiche, gli Irpini combatterono contro i Romani, ma alla fine sconfitti ne subirono l'egemonia.

In seguito alle guerre sociali, Montella piccola fu distrutta, poiché aveva parteggiato per lo sconfitto Mario. A metà costa del monte Sassetano (alle cui pendici si trova oggi Montella) fu costruito un fortilizio che fu detto Castello del Monte.

In epoca longobarda Montella fu sede di un importante gastaldato, data la sua collocazione strategica tra il beneventano e il salernitano. Lo dimostra la costruzione, che oggi è purtroppo solo un rudere, detta la "Rotonda", per la sua funzione di posto di guardia.

Con la venuta dei Normanni il gastaldato fu mutato in contea, passando da un signore all'altro.
Dal 1174 al 1293, il feudo di Montella passò sotto i signori D'Aquino, da cui nacque e visse la sua giovinezza Rinaldo D'Aquino, rimatore della scuola poetica siciliana.

Nel 1222, frate Francesco d'Assisi, durante il suo viaggio di ritorno dal Santuario di S. Michele Arcangelo del Gargano, si fermò nei pressi di Montella, nel bosco di Folloni, e decise di lasciare alcuni frati perchè edificassero un romitorio e col loro operato convertissero i ladri che infestavano il bosco. Sorse così il monastero di S. Francesco a Folloni che tutt'oggi partecipa in maniera attiva alla vita della comunità (per approfondire l'argomento è possibile consultare il sito web dei francescani a Montella).

Successivamente il territorio di Montella subì le vicende della storia del meridione, passando ancora da un signore all'altro.

Dal 1445 al 1597 Montella fu feudo dei conti Cavaniglia, Cavalieri Aragonesi, venuti nel Regno di Napoli dopo la sconfitta degli Angioini. Delle numerose testimonianze rimaste la più importante è sicuramente il mausoleo di Don Diego Cavaniglia, glorioso capitano, ferito a morte durante la battaglia contro i Turchi ad Otranto.

Quando agli inizi del XIX secolo il Regno di Napoli fu occupato dalle truppe napoleoniche, ebbe termine a Montella il lungo periodo feudale.

Con l'Unità di'Italia Montella ebbe varie amministrazioni a capo delle quali era eletto un sindaco.

 

Beni culturali, artistici, storici, ambientali

La Biblioteca di San Francesco

La biblioteca di S. Francesco possiede un fondo antico di incommensurabile valore, polo di riferimento nei secoli passati ed anche attualmente per la presenza significativa dei Frati Minori Conventuali per tutta l’Alta Valle del Calore comprendente i paesi di Montella, Cassano, Bagnoli Irpino, Nusco.

Significativo valore sia per la preziosità delle note bibliografiche sia per il contenuto delle opere stesse che sono ripartite in edizioni stampate in Italia e all’estero a partire dai primi del 1500 a tutto il 1700 come è dimostrato anche dalla segnalazione di alcune opere possedute da questo convento in una pubblicazione del 1981 dal titolo: Catalogo delle Cinquecentine in undici biblioteche dell’Irpinia.

Indirizzo generale del fondo antico comprende testi di Patristica, Teologia Morale e Dogmatica, Geografia Generale (collana ed. 1700), Storia Universale. La biblioteca possiede un fondo di circa 20.000 volumi ed è attualmente ubicata nel salone cinquecentesco che un tempo ospitava il dormitorio dei frati ed era detto “oscuro” perché esposto a nord.

Una notevole attenzione va data all’Archivio conventuale con manoscritti che partono dal 1492, con fondi pergamenacei e archivi aggregati tra cui si segnala un fondo musicale inedito, dono della famiglia Salzano di Nocera Inferiore.

IL Campanile

I lavori di costruzione iniziarono nel 1575, come si rileva dalla data di fondazione alla base del campanile e furono ultimati nel 1594. Alto 48 metri,nella sua parte finale a base ottagonale con cuspide ha subito molte trasformazioni, in seguito a terremoti, fulmini e bombardamenti che si sono succeduti negli anni. Nella cella campanaria si conserva una campana del 1716 (la mezzana), mentre le antiche campane del Cinquecento furono fuse per ricavarne cannoni durante la soppressione napoleonica.

L’ Appartamento di Umberto II

Nel 1932 P. Antonio Palatucci, provinciale dei Frati Minori Conventuali della provincia di Napoli, voleva stringere i tempi del ritorno dei frati a Montella. Sperava di poter occupare, per la festa dell'Assunta, almeno una parte del convento. Da Portici scrisse al podestà di Montella Dott. Giuseppe Gambone "per venire a qualche cosa di concreto". La risposta fu una vera doccia fredda. Il podestà gli rispose chiaro e netto che il "Comune non poteva spendere un soldo per Folloni".

Avvilito, P. Palatucci scrisse al suo amico Angelillo, un facoltoso commerciante montellese, il 23 aprile 1932: «Se il Comune non aiuta e non si trova gente di buona volontà che dia una mano al ristauro e al grosso dell'arredamento, io non so come si potrebbe facilitare o volere il ritorno dei frati a Folloni». Infine si rivolse al Principe Umberto di Savoia che proprio quell'anno, in occasione delle grandi manovre militari svoltesi sui Pian di Verteglia, era stato invitato dal podestà a visitare il convento che versava in grave stato di abbandono. Ne profittarono i frati che, in segno di gratitudine, unirono ad una supplica una reliquia del miracoloso sacco di S. Francesco.

Non fu insensibile il generoso animo del Principe Umberto di Savoia. Sul suo intervento ci illumina una lettera dell'Intendente di Finanza di Avellino A. Martinelii indirizzata, in data 14 novembre, al procuratore del Registro'.

C'è da ricordare che, animato dal sincero desiderio di far rinascere a nuovo splendore il convento e la chiesa di Folloni, il podestà di Montella l'anno precedente, e precisamente nel settembre 1931, aveva fatto restaurare le cappelle di S. Francesco e di S. Antonio, e così, nel giugno del 1932 si celebrò, dopo tanti anni, la festa di S. Antonio con la solenne processione attraverso le stradine di Montella.

Il fervoroso impegno del Dott. Giuseppe Gambone si tirò dietro facoltosi impresari montellesi: il Cav. Angelico Palatucci, Angelo Fortunato, Costantino Matarazzo e Massimino Sarni. Rocco Sabatino non fece mancare il legname, Carmine Palatucci mise a disposizione la sua impresa edile. Restauro diretto gratuitamente dall'Ing. G. Cianciulli e dal prof. F. Cianciulli.

La celerità dei lavori fu tale che il 17 settembre 1933 i frati rioccuparono l'antico loro convento. Da allora cominciò l'era delle inaugurazioni.

L'ultima domenica di ottobre 1933 il vescovo di Nusco Mons. Pasquale Mores inaugurò con solenne accademia musicale il nuovo organo della ditta Venditti di Cava dei Tirreni. L'anno seguente fu inaugurato l'impianto della luce elettrica in chiesa e nel convento, opera della "Sannio" e a spese del comune di Montella.

A fine 1932 Fortunato e Matarazzo informarono P. Palatucci dello stato dei lavori. La copertura dei tetti del convento è costata 14.000 lire. Si lavora al pavimento. Occorrono benefattori né dovrebbe mancare il concorso dell'Ordine Francescano.

Il segretario politico del Partito Fascista volle che i lavori di restauro iniziassero il 13 dicembre 1932 per alleviare la disoccupazione invernale. Tra i volontari ci fu pure Carmine Palatucci, 75 anni, che aveva un figlio e quattro nipoti nello stesso Ordine dei Conventuali.

Tra le carte dell'Archivio di S. Francesco a Folloni ho trovato una minuta sottoscritta dall'Avv. Sapio De Marco in data 18 giugno 1932.

Descrive la festa di S. Antonio celebrata in Montella. Scrive tra l'altro: «Due volenterosi cittadini di Montella Fortunato Angelo e Matarazzo Costantino, con tenacia di propositi superiore ad ogni elogio, hanno conseguito tale successo insperato e lusinghiero, che sarà loro di sprone per raggiungere ulteriori mete. Nei giorni della celebrazione da Montella e dalle vicine Bagnoli e Cassano, attratti dalla fede nel Santo e dal fascino del tempio, sono accorsi numerosi i fedeli.

E nel luogo dove si dettero convegno leggenda e storia, arte e sapere sono risuonati ancora i canti liturgici e l'osanna dei fedeli. Monito agli scettici e increduli nella rinascita di San Francesco a Folloni».

Col procedere dei restauri si avvicinava il giorno della restituzione del convento ai Frati Minori Conventuali. Chi ne sarebbe stato ii superiore? Clero e popolo desideravano ardentemente che la scelta fosse caduta su P. Alfonso Paiatucci. Inter¬prete dei sentimenti generali, nel marzo 1933 il podestà di Montella Dott. Giuseppe Gambone scrisse ai Ministro generale dei Frati Minori Conventuali: doveva capire che "il popolo allora è dei frati quando i frati sono del popolo, e un frate più cono¬sciuto di P. Alfonso Paiatucci, nell'ambiente montellese, non io troverà".

Purtroppo il restauro procedeva lentamente a causa delle solite lungaggini burocratiche. Trovavano difficoltà due pratiche inoltrate dalla impresa dei lavori presso la R. Soprintendenza per l'Arte Medioevale e Moderna della Campania e presso il Fondo Culto. Di conseguenza non arrivavano adeguati finanziamenti. Ii 1 giugno 1933 Angelo Fortunato si vide costretto a ricorrere all'autorevole intervento del Principe Umberto di Savoia.

Il soprintendente Gino Chierici rispose ad Angelo Fortunato a stretto giro di posta ii 27 dello stesso mese: «Dalla Casa di S.A.R. il Principe di Piemonte mi è stata rimessa un'istanza con la quale V. S. invoca l'alto patrocinio di S.A.R. per la sollecita esecuzione dei restauri relativi al Convento di S. Francesco in Montella. Posso assicurare la S. V. che le pratiche per ottenere i fondi necessari sono state già fatte e, non appena verrà concesso il finanziamento, saranno senz'altro iniziati i lavori».

Il 2 novembre 1933 il Comune di Montella spediva alla Soprintendenza dei Monumenti di Napoli il progetto del restauro redatto dall'Ing. Giuseppe Cianciulli e in pari data Angelo Fortunato raccomandava al prof. Siviero di avviare subito la pratica.

Tra le carte dell'Archivio dei convento ho trovato una cronaca stilata l'11 gennaio 1934 dall'Avv. De Marco Sapio.

Esultanza per l'impianto di luce elettrica ottenuto per l'interessamento del podestà di Montella Dott. Giuseppe Gambone, del provinciale P. Antonio Palatucci, del guardiano P. Francesco Lombardi, del commerciante montellese Angelo Fortunato (Angelillo), di Costantino Matarazzo e del Cav. Angelico Palatucci. Un comitato promotore che funzionava a tutto gas.

La sera del 5 gennaio 1934 l'esterno del convento di S. Francesco era illuminato "a giorno". All'impresa dei lavori fu raccomandata la massima attenzione affinché l'impianto elettrico non danneggiasse gli stucchi settecenteschi. Sulla stampa locale l'avvocato espresse la sua compiacenza per i risultati ottenuti: «Da queste colonne esprimiamo ai dirigenti della Società elettrica del Sannio, i quali hanno reso possibile un tale evento con l'impianto di apposita gabina di trasformazione, i sensi della riconoscenza dell'Ordine e della popolazione dell'Alta Valle del Calore, che attraverso un atto così significativo della "Sannio" vede riconfermata e riconosciuta l'importanza religiosa, monumentale e storica dell'insigne monastero di Folloni. Facciamo voti altresì, a chi di ragione, che l'ìmpianto elettrico nella chiesa venga fatto senza deturparne la linea architettonica, possibilmente adottando un sistema di illuminazione indiretta».

Essendo state asportate le antiche campane durante il decennio francese, nel gennaio 1934 ii podestà di Montella solle¬citava il prefetto di Avellino a provvedere di una campana la "imponente mole della chiesa e campanile cinquecentesco".

Da una lettera inviata da P. Alfonso M. Palatucci al suo amico Angelillo par di capire che nel 1934 attraversassero una fase critica i rapporti tra il podestà di Montella e il convento di S. Francesco.

Il Dott. Giuseppe Gambone minacciava non solo di rescindere il contratto con la Società elettrica "Sannio", ma addirittura di riprendersi il convento e farne un pubblico sanatorio. Né prometteva meglio lo scambio di lettere avvenuto tra il prefetto di Avellino e lo stesso podestà.

Probabilmente la crisi dei rapporti ebbe il suo punto di frizione nel fatto che la Curia generale dei Frati Minori Conventuali non aveva dato seguito alla lettera da lui spedita. Il Dott. Gambone era convinto di avere la risposta in tasca. Purtroppo non ebbe successo il suo appello del marzo 1933: P. Alfonso Palatucci non era stato nominato ancora guardiano di S. Francesco a Folloni.

Il podestà voleva lui, e lui solo, al suo fianco nella immane opera di ricostruzione. Rinnovò la richiesta il 5 marzo 1934 e lentamente ritornò il sereno.

Il 17 marzo 1934 resterà memorabile nella storia del convento: il comune di Montella cedeva alla Curia provinciale dei Minori Conventuali di S. Anastasia convento e chiesa di S. Francesco in beneficio perpetuo e gratuito.

Il 4 aprile seguente P. Alfonso Palatucci scriveva da Rivotorto (Assisi) all'amico Angelo Fortunato (Angelillo) una di quelle lettere che hanno il tono patetico dell'esule desideroso di tornare in patria". E Montella era la patria di P. Alfonso!

Ancora il 4 maggio Angelo Fortunato sollecitava il ritorno di P. Alfonso in una lettera spedita a La Valletta (Malta) al P. Maestro Felice Carta.

Intanto si lavorava per la ricostruzione. Il provinciale dei Minori Conventuali, P. Antonio M. Palatucci, nel 1934 chiedeva ulteriori sussidi alla prefettura di Avellino. Da parte sua il prefetto ordinava al podestà di Montella di accertare i lavori eseguiti e l'entità delle spese sostenute.

Nella primavera del 1935 i lavori di restauro procedevano a ritmo serrato. Si presentava il problema del campanile.

Il 30 marzo 1'Ing. Cianciulli ne scrisse al soprintendente Gino Chierici, invitandolo a fare un sopralluogo: «Una tale visita assume particolare carattere di opportunità in questo periodo. E in corso la restaurazione del campanile, la cui trattazione si presenta abbastanza delicata».

C'era da restaurare anche il soffitto della sacrestia. La R. Soprintendenza all'arte medioevale e moderna della Campania calcolò un preventivo di circa 6000 lire per il restauro dell'armatura in legno e la rifazione delle decorazioni a stucco.

Il prof. Gino Chierici si dichiarava disponibile ad eseguire l'opera a spese della Soprintendenza ma chiedeva al convento di fornire almeno il legname.

Dal 19 luglio al 2 agosto 1935 S.A.R. il Principe Umberto di Savoia fu ospite del convento di S. Francesco in occasione delle grandi manovre militari della sua divisione "Volturno". Reggimenti, battaglioni, reparti dei vari corpi erano accampati a Cassano, a Montella, a Bagnoli, a Nusco, a Torella dei Lombardi.

Il 19 luglio, dopo aver passato in rassegna i vari reparti, nel pomeriggio si ritirò nel convento di S. Francesco a Folloni, scelto per sua residenza. Il quotidiano L'Avvenire d'Italia del 24 luglio 1935 pubblicava un articolo di P. Giuseppe M. Palatucci dal titolo Casa Savoia e l'Ordine Francescano.

Dal 18 al 31 agosto 1936 il Principe di Piemonte fu per la seconda volta ospite del convento di S. Francesco per le grandi manovre della divisione "Volturno" sull'Alta Irpinia, presente S.M. il Re e Imperatore Vittorio Emanuele III.