Comune di CASTELBARONIA ( AV )
Popolazione, Superficie,
Altitudine s.l.m.
Popolazione : 1.233
Superficie : 15,34 km²
Altitudine
: 639 m
s.l.m.
Municipio
Via Regina Margherita 1 83040
Telefono: 0827/92008
Fax: 0827/926010
Pro Loco
Piazza Vittorio Veneto 28 83040
Telefono: 0827/403831
Sito internet:
www.prolococastelbaronia.it
E-mail:
info@prolococastelbaronia.it
Presidente: Reale Patrizia
Distanza dal Capoluogo e
percorso stradale
Distanza
dal capoluogo AVELLINO: Km 59
Come
arrivare:
Cenni storici
Le
prime testimonianze di una presenza umana nel territorio castellese sono
confluite da un insediamento capannicolo dell’età neolitica ( III-II millennio
a.C.) in parte esplorato nella contrada Isca del Pero, dove sono stati
evidenziati fondi di capanne, tombe ed industrie fittili e litiche con
caratteristiche della cosiddetta Cultura di Laterza. Alla seconda metà del V
secolo a.C. si riferiscono invece le necropoli con tombe a fossa finora
individuate in località Serra di Marco e che hanno restituito ricchi corredi
funerari con una notevole quantità di materiale archeologico e non pochi
reperti vascolari importati nel villaggio, situato a pochi metri dai
sepolcreti, dalle coste della Magna Grecia e da aree etrusche.
L’età
romana è invece attestata per il ritrovamento in diverse aree del territorio
comunale di iscrizioni latine, edicole funerarie, tratti
di strade lastricate, strutture murarie ed aree di frammenti fittili
ascrivibili all’esistenza nella zona di diverse ville rustiche impiantate fin
dalla tarda età repubblicana e frequentate nella maggior parte dei luoghi fino
al III sec. d.C.
Il
nome del paese deriva dal termine Castello (dal lat. castellum) per l’esistenza fin dall’epoca della dominazione
normanna nella parte alta dell’abitato di una imprendibile
fortezza da cui si dominava il territorio ed i casali circostanti. Al castello
fu poi unito della Baronia in quanto
il borgo apparteneva giurisdizionalmente alla Baronia di Vico. Nel 1122 a possedere questo
castello era Riccardo de Formari, ucciso durante la terribile rivolta di
Flumeri organizzata contro Guglielmo, duca di Puglia. Dal Catalogo di Baroni
sappiamo che nel 1142 successe al padre Riccardo II Guarino de Formari,
responsabile per questa terra dell’invio di armigeri alla spedizione in Terra
Santa per la conquista di Gerusalemme. Seguirono nel possesso Ruggiero, Roberto
e Riccardo Guarino, il quale tenne il feudo fino al 1266, anno della morte di
Manfredi di Svevia e della venuta nel Regno di Carlo d’Angiò. Da costui Castelbaronia
fu donata al francese Provenzale de Bruveriis, a cui seguirono la nobile Ada.de
Bruveriis (1296), Giovanni ed Ugo Scotti. Morto quest’ultimo senza lasciare
eredi diretti il feudo passò nel 1314
a Marco Aiossa e per volere di Roberto d’Angiò alla
regina Sancha, che vendette il feudo nel 1343 al conte Raimondo Del Balzo, Gran
Camerario del Regno. Nel 1375 l’ebbe per via matrimoniale Nicola Del Balzo
Orsini, seguito dai discendenti Raimondello (1400), Giovanni Antonio (1416) e
Maria Donata Orsini (1454), moglie di Pirro Del Balzo, a cui il feudo venne
confiscato da Ferdinando I d’Aragona dopo la fallita congiura dei Baroni. La Corte Regia nel 1497
concesse Castelbaronia a Giovanni Borgia d’Aragona, Gran Contestabile del
Regno, mentre nel 1507 ne entrò in possesso Consalvo Fernandez de Cordova.
Alienato nel 1513 a
Ladislao d’Aquino, il feudo fu a questi confiscato dall’imperatore Carlo V di
Francia nel 1528 e donato quattro anni dopo a Ferrante de Alarchan e nel 1535 a Stefano Della Valle.
Si alternarono successivamente nella dominazione del paese altri feudatari, quali Antonio Barrattuccio (1559), Giovanni Como (1562),
Vespasiano Seripanno (1574), Alfonso de Cardines (1584), Carlo de Cardines
(1593), Giovanni de Ponter (1624) e Trifone de Ponte (1629), duca di Flumeri. rendite furono poi acquisite da Troiano (1736) e Maria Onero
(1764), dalla quale passarono in dote al marito Nicola Caracciolo. Al ramo dei
Caracciolo, duchi S. Vito, la signoria del centro rimase fino all’abolizione
della feudalità (1806).
Ai
moti reazionari del 1820-21 parteciparono alcuni castellesi, condannati poi
all’esilio o destituiti dai loro incarichi amministrativi e giudiziari. Fra
costoro si ricorderanno il giudice Vincenzo Carbone, che organizzò la vendita
locale, Giuseppe Lepore, Antonio Melito e Pasquale Lombardi. L’abitato è
stato gravemente colpito dal disastroso sisma del 1930, che ha distrutto gran
parte del centro antico.
Beni culturali, artistici,
storici, ambientali
Chiesa di S. Spirito,
alla chiesa di età barocca è annesso un convento francescano costruito nel XVII
secolo e che conserva ancora il chiostro settecentesco circondato da portici
con preziosi affreschi parietali. Nell'edificio di culto sono sculture lignee
del 600-700, un dipinto raffigurante S. Teresa, S. Francesco e S. Pietro, una
tela settecentesca del Lanfranchi con S. Maria degli
Angeli e due altari in legno dorato del 1740. Il
complesso fu costruito nel 1623.
Dopo l’assenso dei Frati Minori, espresso il 27 maggio, e la domanda al Vescovo
presentata l’8 luglio, il giorno dopo, 9 luglio 1923 si tenne un pubblico parlamento
per determina-re le modalità dell’esecuzione e la copertura delle spese.
Fu deciso dai Magistrati di Castel Baronia e di San Nicola Baronia che il
complesso doveva appartenere a tutte e due i comuni ,
così le spese per la gestione.
I due Parlamenti comunali quel giorno si espressero, in seduta distinta, in
questi termini:
“Visto il parere favorevole dell’Ecc.mo
Vescovo di Trevico, i rispettivi Sindaci e Consiglio di Castello e di S. Nicola
fanno intendere come, per grazia di Dio e col favore degli Ecc.mi
Signori D. Carlo da Cardenas, Marchese di Larino, e
del Conte della Cerra, suo figlio, i Frati Minori
della Provincia di S. Angelo son venuti qui a piantare la Croce con l’intenzione di
officiare la chiesa di S. Spirito di ius patronato
del Signor Marchese. Le due Università di Castello e di S. Nicola si impegnano
al sostentamento dei religiosi, ai medicinali occorrenti, all’olio per la
lampada e alla cera per la chiesa. Il Convento si chiamerà di S. Spirito, per
il titolo della chiesa presso la quale sorgerà”
Chiesa di S.
Euplio, Un tempo
chiesa Parrocchiale di Acquara, ricostruita in Castel Baronia dopo
il terremoto del 1702:“Essendo stata
rovinata da due terremoti , uno de’ 8 settembre 1694 e l’altro de’ 14 marzo 1702, e
perciò ridotta irriverente tra vigne e siepi, dal signor Duca di Flumari , nell’anno 1703, fu fatta istanza a Monsignor D.
Simone Viglini, Vescovo di Trevico, di poter trasferire
detta chiesa, in altro luogo più decente. Il Vescovo, con Bolla del mese di
agosto dello stesso anno, consentì la traslazione e riedificazione (....) in territorio Castelli, intus
dictum feudum Acquariae, et proprie in loco vulgo
dicto Le Taverne" nelle vicinanze
del Palazzo ducale, riducendola a beneficio semplice diAbbazia o Rettoria (non più
parrocchia), riservando al Duca il diritto di presentarne il Rettore e di
accedervi direttamente dal vicino Palazzo ducale. Nel 1705, tuttavia, fu
elevata a seconda Parrocchia del paese.
Custodisce un bel mezzobusto settecentesco, in legno policromo, di S. Euplio Martire, con una
reliquia in petto, ed un tabernacolo adornato nelle sue facce laterali dello
stemma di Castello, di chiara impronta del secolo dei lumi. Conserva
pure le pregevoli statue di S.
Rita da Cascia (lavoro eseguito in Roma
nel 1908) e dell’Addolorata
(opera del cav. Guacci di Lecce) e due antichi
quadri di gran pregio: la
Pietà e S. Domenico.
Cappella della Madonna della Pace, Fu
costruita nel 1930, nel sito dove fu rinvenuto
un medaglione d’avorio con l’effigie della Madonna, in seguito a svariati
sogni, precisanti il luogo dove, scavando, sarebbe stata ritrovata. In un
foglio a stampa, del 30
maggio 1930, redatto a cura del Comitato, si legge: “Ella ( = la Madonna ) è
raffigurata seduta, avvolta in un ampio velo, che vagamente scende, tutto
piegheggiante dal capo incoronato. Con la mano dritta
pare che porga all’umanità un ramoscello di ulivo; mentre con la sinistra
stringe la palma della Verginità, e addita il suo Gesù, chiuso in una Pisside,
che sta al fianco. In alto, fra mezzo ad una splendida cornice, brilla una
lampada, simbolo di luce intellettuale, piena di amore, e sul cui centro c’è il
monogramma di Cristo“. E ancora : “Appena scoperta la venerata Effigie fu
un accorrere di popolo commosso e plaudente (...) e poscia, conforme alla
visione (....), si aprì allo sguardo un’antichissima caverna, soggiorno di
eremiti. (....). Sul posto del ritrovamento della Immagine, sarà innalzato un
tempietto, e sotto una Cripta, dove si ammireranno la grotta dell’eremita e il
posto dove fu trovata la veneranda Effigie“.
La Cappella dell’Addolorata,
Fu costruita sui ruderi del vecchio castello nel 1711. Nel 1934 fu
restaurata dei danni subiti durante il terremoto del 1930, e nel
1986 di quelli del terremoto del 1980. Al suo interno si conserva
il quadro della Madonna
dell’Addolorata o dei Sette Dolori, restaurato
negli anni ottanta da padre Andrea Martini, pittore, scultore ed architetto castellese.
La sua festa si celebra il 15 settembre, con una processione ed una fiaccolata.
Palazzo Mancini, Palazzo Mancini, risalente alla metà del XVIII secolo, in cui
nacque il 17 marzo
1817 Pasquale Stanislao Mancini. Illustre statista, giurista, parlamentare
del Regno dal 1862 alla morte, ministro dell'Istruzione Pubblica nel 1862, di
Grazia e Giustizia nel 1878, degli Affari Esteri nel 1885. Fu maestro di
diritto costituzionale al Re Umberto e professore di diritto nelle Università
di Torino e Roma. Morì nella villa reale di Capodimonte
il 26 dicembre 1888.
I suoi lavori sono conservati presso la Biblioteca Comunale.
Santuario Madonna delle fratte e palazzo
Mancini
Chiesa Santo Spirito