Comune di AVELLA
( AV )
Popolazione, Superficie, Altitudine s.l.m.
Popolazione : 7.677
Superficie : 207
Altitudine
: 30,38 kmq
Municipio
Piazza Municipio, 1 83021
Telefono:
Fax: 081/37140
Pro Loco “ Abella “
Corso Vittorio Emanuele, 34 83021
Telefono:
E-mail:
mediaprogram@portaweb.it
Presidente: Luciano Pierino
Pro Loco “ Avella Clanis “
Via Cardinale D’Avanzo, 115 83021
Telefono:
Sito internet:
www.prolococlanis.it
E-mail: info@prolococlanis.it
Presidente: Luciano Nicola
Distanza dal Capoluogo e
percorso stradale
Distanza
dal capoluogo AVELLINO:
Cenni
storici e Beni culturali, artistici, storici, ambientali
L'antica Abella, il cui abitato in parte coincideva in età sannitica e romana con il più orientale dei due nuclei dell'attuale centro storico, era di rilievo, fra i centri medio-piccoli della Campania, anche se superata in importanza e grandezza dalla vicina Nola.
Si sono
reperite testimonianze di epoca preistorica: vasi e frammenti del periodo di
transizione fra l'età del rame (encolitico) e l'età del
bronzo, intorno al 2000 a.C. Tuttavia tali ritrovamenti poco
contribuiscono, data la loro scarsità e il modo casuale della loro scoperta,
alla ricostruzione di quel periodo storico; si ha invece un quadro più
organico, anche se tuttora assai lacunoso, del periodo intorno al 700 a.C.,
fase iniziale della colonizzazione greca lungo le coste della
Campania, età che registrò vivaci scambi da un lato con gli etruschi
insediatisi già prima a Capua e forse anche a Nola, e dall'altro con popolazioni
italiche, nella fattispecie gli Oschi. Di tutta la prima metà del VII secolo
a.C. ci sono stati ritrovamenti solo sporadici di oggetti che
provengono da un settore della necropoli in cui non è stata ancora possibile un'indagine
scientifica.
Relativamente
meglio conosciuto è invece il "periodo orientalizzante recente" (650 a.C.-545 a.C.
circa), del quale è stato trovato un notevole numero di tombe sia nella
necropoli a nord-est (località S. Paolino e zone attigue) sia ad ovest della
città antica (località S. Nazzaro), mentre non si sa ancora nulla delle aree
abitate (anche se ritrovamento fortuiti in località
Campopiano potrebbero far pensare a nuclei scarsi).
Abella
era un centro ad economia sostanzialmente agricola in cui sopravviveva la
cultura locale, la quale, per le forme più tipiche della ceramica d'impasto era
strettamente affine a quella subito a Nord, a Caudium (Montesarchio), il che
potrebbe far pensare a rapporti molto stretti e anche di parentela etnica fra
le popolazioni dell'alta valle del Clanis, in cui si trovava Abella, e della valle Caudina.
Molte meno notizie si hanno invece per il periodo
successivo, e fino agli inizi del V secolo a.C.,
per il quale solo alcuni oggetti d'importazione greca, tra i quali delle tazze
toniche prodotte a Velia
dopo il 540 a.C.,
o etrusca dimostrano che la vita è continuata. Un corredo isolato della prima
metà del V secolo comprende esclusivamente vasi d'argilla figulina
Nel
periodo successivo Abella era, come il resto della regione, sotto l'egemonia sannitica e più tardi, assunse
carattere di Città,
come dimostrano i resti di abitazioni trovati a Nord dell'anfiteatro
Di
un santuario fuori della città, ad occidente, nella zona di S. Candida, è
testimonianza un deposito votivo con statuette di terracotta
e ceramica a vernice
nera, solo in parte esplorato. Significative sono però le importazioni da Cuma,
da Capua e, caso raro nella Campania vera e propria, da Paestum,
mentre i vasi di officine attiche sono pervenuti così come anche in altre città
della Campania e del Sannio, evidentemente tramite Neapolis.
Di un certo interesse sono anche delle coppe biansate di bronzo di un
tipo non ancora noto in altri centri Campani. Altri oggetti di bronzo, quali le
fibule ed i cinturoni con ganci ornati da palmette fanno parte del costume
femminile e maschile Sannitico.
Nella
necropoli di S. Nazzaro è stato trovato un gruppo di tombe a camera a più deposizioni
i cui corredi, suppostamente di famiglie delle classi agiate, si differenziano
da quelli delle sepolture precedenti per la prevalenza di balsamari
fusiformi per lo più in
terracotta, ma in qualche caso anche di alabastro
e di provenienza egiziana,
e per la presenza di strigili, che sono testimonianza della sostituzione
dell'ideologia del banchetto prevalente prima nel rito funebre con gli ideali
efebici in un periodo in cui di passo con l'affermazione dell'egemonia
di Roma in Campania e le oligarchie locali coinvolte anche nelle attività commerciali
derivanti dall'espansione romana in oriente tengono ad aggiornarsi
nell'adorazione delle concezioni e mode di provenienza greca.
Ad una comunque assai discutibile introduzione di
terminologie romane anche nelle istituzioni, che in una civitas federata
come Abella rimasero fino al termine della guerra sociale quelle
osco-sannitiche, si è potuto pensare a proposito del senatus menzionato
nel Cippus Abellanus, un trattato fra Avella e Nola
relativo ad un santuario di Ercole di proprietà comune, che è uno dei più importanti
documenti in lingua osca.
Non
molto dopo la distruzione, viene dedotta ad Abella, così come a Nola ed a
Pompei, una colonia da parte di Silla. Ne è testimonianza
la spartizione dei terreni da attribuire ai coloni (centuriazione)
nella parte in pianura del territorio che non è altro che la coltivazione di
quella dei territorio nolano e di cui si sono
conservate alcune delle vie principali e tracce di altro. Sono infatti riconoscibili ed in parte ricostruibili tre decumani
in direzione Est-Ovest e otto Cardines in direzione Nord-Sud che
delimitavano quadrati di m. 715 per lato (centuriae) costituiti da cento
particelle da due iugeri,
anche se le quote singole erano in quest'epoca alquanto superiori a tale misura,
mentre le vie principali della città ed anche quelle di collegamento con altri
centri conservavano un orientamento diverso.
Nella
città sorsero fin dall'età tardo-repubblicana edifici pubblici e furono
ricostruiti quelli privati, anche se in qualche area periferica quale quella attigua all'anfiteatro subentrarono degli orti
al posto di abitazioni, il che è da mettere in rapporto con l'accentrazione
sempre maggiore della popolazione, specie in un centro senza grandi attività
economiche oltre l'agricoltura e l'allevamento, nelle ville rustiche del
territorio che erano i centri di latifondi gestiti con schiavi.
Tra
questi edifici il meglio noto è l'anfiteatro, eretto forse in opus
reticulatum di tufo non molto dopo la deduzione della colonia;
come quello di Pompei, di cui ricalca all'incirca le dimensioni. Fu appoggiato
all'angolo sud-orientale delle mura ed in parte al pendio naturale, e solo la
parte meridionale poggia su grosse costruzioni a volta, mentre l'arena si trova sotto il
livello circostante. Sono ben conservati i due vomitorii principali nell'asse
maggiore dell'ellisse
(itinera magna) con ambienti laterali, e il podio che divideva la curva dall'arena, e dei
sedili in tufo dell'ima cavea interrotti in corrispondenza dell'asse
minore da podii (tribunali); è rimasto abbastanza per
permettere la ricostruzione. Un'immagine schematica dell'edificio è pervenuta
sul fianco di una base onoraria di età imperiale. Nel tardo impero fu iniziata
la costruzione di stalle per bestie nel podio, poi rimasta interrotta dagli
eventi che precipitarono con la dissoluzione dell'impero romano d'Occidente.
Nel
territorio sono forse provenienti da ville rustiche (ubicate in collina ed in
parte lungo le strade che uscivano dalla città e con quelle della
centuriazione), vari monumenti funerari di età tardo-repubblicana e del 1°
secolo dell'impero, evidentemente di famiglie dell'Ordo (notabilatu) e di altre che
possedevano terreno. La loro tipologia trova riscontro in quella che troviamo contemporaneamente
nelle necropoli di altre città campane, quali Pozzuoli,
Cuma, Capua, Pompei e prevale lo schema di un corpo quadrato con o senza camera sepolcrale e sormontato da un'edicola, o da, un piano
superiore circolare o poligonale terminato da una cuspide,
mentre il tipo circolare con camera circolare è un'eccezione relativamente
antica.
Nel
monumento
con edicola
nel recinto del campo sportivo è stata trovata anche la testa, ritratto
del defunto, in calcare
locale, dell'inizio dell'età imperiale.
Nel tardo impero, Abella parrebbe essersi gradualmente dissolta come città in
seguito alle invasioni, quali quella di Alarico,
il quale distrusse Nola.
Testimonianze
di un edificio di culto
cristiano
di carattere cimiteriale
sono in località S. Paolino, forse costruito o restaurato quando costui era vescovo
di Nola ed anche la chiesa di S. Pietro attorno alla quale si creò uno dei
nuclei dell'abitato medioevale, risale forse come origine ad epoca tardo-antica.