Comune di  AVELLA  ( AV )

 

 

Popolazione, Superficie, Altitudine s.l.m.

Popolazione : 7.677

Superficie : 207

Altitudine : 30,38 kmq

 

Municipio

Piazza Municipio, 1  83021

Telefono: 081/8251246

Fax: 081/37140

 

Pro Loco “ Abella “

Corso Vittorio Emanuele, 34  83021

Telefono: 081/82511485

E-mail: mediaprogram@portaweb.it

Presidente: Luciano Pierino

 

Pro Loco “ Avella Clanis “

Via Cardinale D’Avanzo, 115  83021

Telefono: 081/8251731

Sito internet: www.prolococlanis.it

E-mail: info@prolococlanis.it

Presidente: Luciano Nicola

 

Distanza dal Capoluogo e percorso stradale

Distanza dal capoluogo AVELLINO: 20 Km

 

Cenni storici e Beni culturali, artistici, storici, ambientali

L'antica Abella, il cui abitato in parte coincideva in età sannitica e romana con il più orientale dei due nuclei dell'attuale centro storico, era di rilievo, fra i centri medio-piccoli della Campania, anche se superata in importanza e grandezza dalla vicina Nola.

Si trova sulla via che collegava e collega tuttora la pianura Campana con la valle del Sabato e il Sannio Irpino, strada meno agevole della Via Appia; la posizione e la coltivazione della pregiata nux Abellana (nocciola) costituivano una risorsa economica, alla quale si aggiungevano lo sfruttamento dei boschi e l'allevamento nelle zone più alte.

L'unico avvenimento storico di un certo rilievo di cui si sappia da fonti scritte è la fedeltà a Roma durante la guerra sociale (91 a.C.-89 a.C.) che fu punita nell'87 a.C. con la distruzione da parte dei sanniti che ancora occupavano Nola.

Si sono reperite testimonianze di epoca preistorica: vasi e frammenti del periodo di transizione fra l'età del rame (encolitico) e l'età del bronzo, intorno al 2000 a.C. Tuttavia tali ritrovamenti poco contribuiscono, data la loro scarsità e il modo casuale della loro scoperta, alla ricostruzione di quel periodo storico; si ha invece un quadro più organico, anche se tuttora assai lacunoso, del periodo intorno al 700 a.C., fase iniziale della colonizzazione greca lungo le coste della Campania, età che registrò vivaci scambi da un lato con gli etruschi insediatisi già prima a Capua e forse anche a Nola, e dall'altro con popolazioni italiche, nella fattispecie gli Oschi. Di tutta la prima metà del VII secolo a.C. ci sono stati ritrovamenti solo sporadici di oggetti che provengono da un settore della necropoli in cui non è stata ancora possibile un'indagine scientifica.

Relativamente meglio conosciuto è invece il "periodo orientalizzante recente" (650 a.C.-545 a.C. circa), del quale è stato trovato un notevole numero di tombe sia nella necropoli a nord-est (località S. Paolino e zone attigue) sia ad ovest della città antica (località S. Nazzaro), mentre non si sa ancora nulla delle aree abitate (anche se ritrovamento fortuiti in località Campopiano potrebbero far pensare a nuclei scarsi).

Abella era un centro ad economia sostanzialmente agricola in cui sopravviveva la cultura locale, la quale, per le forme più tipiche della ceramica d'impasto era strettamente affine a quella subito a Nord, a Caudium (Montesarchio), il che potrebbe far pensare a rapporti molto stretti e anche di parentela etnica fra le popolazioni dell'alta valle del Clanis, in cui si trovava Abella, e della valle Caudina.

Molte meno notizie si hanno invece per il periodo successivo, e fino agli inizi del V secolo a.C., per il quale solo alcuni oggetti d'importazione greca, tra i quali delle tazze toniche prodotte a Velia dopo il 540 a.C., o etrusca dimostrano che la vita è continuata. Un corredo isolato della prima metà del V secolo comprende esclusivamente vasi d'argilla figulina

Nel periodo successivo Abella era, come il resto della regione, sotto l'egemonia sannitica e più tardi, assunse carattere di Città, come dimostrano i resti di abitazioni trovati a Nord dell'anfiteatro

Di un santuario fuori della città, ad occidente, nella zona di S. Candida, è testimonianza un deposito votivo con statuette di terracotta e ceramica a vernice nera, solo in parte esplorato. Significative sono però le importazioni da Cuma, da Capua e, caso raro nella Campania vera e propria, da Paestum, mentre i vasi di officine attiche sono pervenuti così come anche in altre città della Campania e del Sannio, evidentemente tramite Neapolis. Di un certo interesse sono anche delle coppe biansate di bronzo di un tipo non ancora noto in altri centri Campani. Altri oggetti di bronzo, quali le fibule ed i cinturoni con ganci ornati da palmette fanno parte del costume femminile e maschile Sannitico.

Nella necropoli di S. Nazzaro è stato trovato un gruppo di tombe a camera a più deposizioni i cui corredi, suppostamente di famiglie delle classi agiate, si differenziano da quelli delle sepolture precedenti per la prevalenza di balsamari fusiformi per lo più in terracotta, ma in qualche caso anche di alabastro e di provenienza egiziana, e per la presenza di strigili, che sono testimonianza della sostituzione dell'ideologia del banchetto prevalente prima nel rito funebre con gli ideali efebici in un periodo in cui di passo con l'affermazione dell'egemonia di Roma in Campania e le oligarchie locali coinvolte anche nelle attività commerciali derivanti dall'espansione romana in oriente tengono ad aggiornarsi nell'adorazione delle concezioni e mode di provenienza greca.

Ad una comunque assai discutibile introduzione di terminologie romane anche nelle istituzioni, che in una civitas federata come Abella rimasero fino al termine della guerra sociale quelle osco-sannitiche, si è potuto pensare a proposito del senatus menzionato nel Cippus Abellanus, un trattato fra Avella e Nola relativo ad un santuario di Ercole di proprietà comune, che è uno dei più importanti documenti in lingua osca.

Non molto dopo la distruzione, viene dedotta ad Abella, così come a Nola ed a Pompei, una colonia da parte di Silla. Ne è testimonianza la spartizione dei terreni da attribuire ai coloni (centuriazione) nella parte in pianura del territorio che non è altro che la coltivazione di quella dei territorio nolano e di cui si sono conservate alcune delle vie principali e tracce di altro. Sono infatti riconoscibili ed in parte ricostruibili tre decumani in direzione Est-Ovest e otto Cardines in direzione Nord-Sud che delimitavano quadrati di m. 715 per lato (centuriae) costituiti da cento particelle da due iugeri, anche se le quote singole erano in quest'epoca alquanto superiori a tale misura, mentre le vie principali della città ed anche quelle di collegamento con altri centri conservavano un orientamento diverso.

Nella città sorsero fin dall'età tardo-repubblicana edifici pubblici e furono ricostruiti quelli privati, anche se in qualche area periferica quale quella attigua all'anfiteatro subentrarono degli orti al posto di abitazioni, il che è da mettere in rapporto con l'accentrazione sempre maggiore della popolazione, specie in un centro senza grandi attività economiche oltre l'agricoltura e l'allevamento, nelle ville rustiche del territorio che erano i centri di latifondi gestiti con schiavi.

Tra questi edifici il meglio noto è l'anfiteatro, eretto forse in opus reticulatum di tufo non molto dopo la deduzione della colonia; come quello di Pompei, di cui ricalca all'incirca le dimensioni. Fu appoggiato all'angolo sud-orientale delle mura ed in parte al pendio naturale, e solo la parte meridionale poggia su grosse costruzioni a volta, mentre l'arena si trova sotto il livello circostante. Sono ben conservati i due vomitorii principali nell'asse maggiore dell'ellisse (itinera magna) con ambienti laterali, e il podio che divideva la curva dall'arena, e dei sedili in tufo dell'ima cavea interrotti in corrispondenza dell'asse minore da podii (tribunali); è rimasto abbastanza per permettere la ricostruzione. Un'immagine schematica dell'edificio è pervenuta sul fianco di una base onoraria di età imperiale. Nel tardo impero fu iniziata la costruzione di stalle per bestie nel podio, poi rimasta interrotta dagli eventi che precipitarono con la dissoluzione dell'impero romano d'Occidente.

Nella zona del "Santissimo" sono conservate imponenti costruzioni a volta di un edificio probabilmente pubblico che era forse in rapporto con la piazza del foro che vari indirizzi fanno supporre nelle vicinanze della chiesa di S. Pietro.

Nel territorio sono forse provenienti da ville rustiche (ubicate in collina ed in parte lungo le strade che uscivano dalla città e con quelle della centuriazione), vari monumenti funerari di età tardo-repubblicana e del 1° secolo dell'impero, evidentemente di famiglie dell'Ordo (notabilatu) e di altre che possedevano terreno. La loro tipologia trova riscontro in quella che troviamo contemporaneamente nelle necropoli di altre città campane, quali Pozzuoli, Cuma, Capua, Pompei e prevale lo schema di un corpo quadrato con o senza camera sepolcrale e sormontato da un'edicola, o da, un piano superiore circolare o poligonale terminato da una cuspide, mentre il tipo circolare con camera circolare è un'eccezione relativamente antica.

Nel monumento con edicola nel recinto del campo sportivo è stata trovata anche la testa, ritratto del defunto, in calcare locale, dell'inizio dell'età imperiale. Nel tardo impero, Abella parrebbe essersi gradualmente dissolta come città in seguito alle invasioni, quali quella di Alarico, il quale distrusse Nola.

Testimonianze di un edificio di culto cristiano di carattere cimiteriale sono in località S. Paolino, forse costruito o restaurato quando costui era vescovo di Nola ed anche la chiesa di S. Pietro attorno alla quale si creò uno dei nuclei dell'abitato medioevale, risale forse come origine ad epoca tardo-antica.

Manifestazioni ed eventi